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Serbia al voto tra memoria di guerra e disinformazione: i rischi


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Domenica 25 ottobre 2026 la Serbia va alle urne: la competizione tra Aleksandar Vučić e il movimento studentesco si svolge in un ecosistema informativo polarizzato. Memoria di Ratko Mladić, contenuti generati con l’AI e reti di rilancio transfrontaliere alimentano manipolazioni in cui si intrecciano realtà domestiche e sospette influenze russe

Pubblicato il 23 ott 2026

Alberto Rimedio

Giornalista sportivo



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La Serbia si prepara alle elezioni parlamentari anticipate di domenica 25 ottobre 2026 in un clima di disinformazione e polarizzazione alimentato da una prolungata crisi della rappresentanza. La lista «Aleksandar Vučić – Serbia Unita», sostenuta dal Partito progressista serbo (SNS), sfida fra gli altri la «Lista studentesca – Gli studenti vincono!», nata dalla mobilitazione contro corruzione e impunità dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024. Vučić, dimessosi dalla presidenza il 27 settembre 2026, punta al ritorno alla guida del governo. La Commissione elettorale registra complessivamente 18 liste, e la competizione risulta fortemente polarizzata, ma non formalmente bipolare.[1]

Un monitoraggio di FakeNews Tragač, pubblicato il 21 ottobre 2026 e rilanciato dall’European Digital Media Observatory (EDMO), fotografa una campagna contrassegnata da asimmetria informativa.Tuttavia il dato deve essere interpretato all’interno di un sistema caratterizzato da concentrazione della visibilità mediatica, relazioni opache tra politica e informazione, nonché circolazione transfrontaliera di contenuti, ossia il processo attraverso cui notizie, narrazioni politiche, video, immagini, dichiarazioni e messaggi propagandistici prodotti e/o inizialmente diffusi in un Paese vengono ripresi, rilanciati e talvolta rielaborati nei sistemi informativi di altri Stati.

La presenza di narrazioni favorevoli al Cremlino è documentata da anni, ma ciò non consente di attribuire automaticamente a Mosca ogni falsa informazione emersa nella campagna del 2026.[2]

Elezioni in Serbia e disinformazione: che cosa misura davvero il monitoraggio

Tra il 9 settembre e il 21 ottobre 2026 FakeNews Tragač ha identificato e verificato 59 episodi di attività disinformativa: in oltre due terzi il target era la Lista studentesca, nell’8% il SNS, mentre il 13% non risultava avere un bersaglio definito. Kosovo, Republika Srpska, sanzioni alla Russia e relazioni con croati e albanesi figurano tra le narrazioni più ricorrenti. Seguono candidature, programma studentesco, economia e procedure elettorali.

In tale scenario, prevalgono le false attribuzioni di intenzioni, valori e/o comportamenti, seguiti dalla manipolazione di dichiarazioni e dati. Il monitoraggio segnala inoltre la presenza di AI-slop elettorale, ossia il processo attraverso cui notizie, narrazioni politiche soprattutto nella forma visuale – video, immagini, dichiarazioni e/o messaggi propagandistici -, prodotte o inizialmente diffuse in un altro Paese, che vengono successivamente ripresi, rilanciati e talvolta rielaborati, in bassa risoluzione, in sistemi informativi altri con l’obiettivo di produrre contenuti generativi di bassa qualità impiegati per ingannare, ma soprattutto saturare il dibattito pubblico nella fase finale della competizione elettorale.

Quindi, la disinformazione si sposta primariamente dai contenuti sociomediali ai profili social, ma una stessa narrazione può essere ripresa e rilanciata successivamente dalle testate giornalistiche più note. Pertanto, distinguere origine, rilancio, visibilità e impatto diviene indispensabile ai fini dell’attribuzione di un’operazione ostile, attraverso elementi quali provenienza, infrastruttura, temporalità, relazioni fra nodi e, quando disponibili, flussi finanziari.

Orientamenti filorussi, disinformazione domestica e attribuzione dell’interferenza

Il monitoraggio EDMO/FakeNews Tragač non dimostra un coordinamento operativo russo delle 59 manipolazioni elettorali. Identifica, invece, contenuti originati e/o veicolati da politici, media e profili social del contesto serbo. Su un piano differente, le ricerche dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD), di Reporters Without Borders (RSF) e di CRTA documentano un ecosistema nel quale Sputnik Srbija, RT Balkan e numerosi mediatori locali rendono disponibili e socialmente riconoscibili cornici narrative filorusse, dove affinità ideologica, amplificazione editoriale e regia esterna appaiono quali ipotesi distinte, da valutare attraverso standard probatori diversi.[3]

Un briefing del Servizio studi del Parlamento europeo del 2023 descrive l’interesse russo nel rallentare l’integrazione Euro-Atlantica e a utilizzare le fratture irrisolte della regione, in particolare Kosovo e Bosnia ed Erzegovina. In tale scenario, Mosca ricorre prevalentemente a:

  • leva diplomatica,
  • capitale simbolico,
  • informazione
  • interlocutori politici.

Per spiegare la resilienza di queste narrazioni non basta dunque evocare un potere di persuasione esterno, ma osservare incentivi, selezione e riappropriazione dei messaggi da parte degli attori domestici.[4]

Il precedente delle elezioni serbe del 2023

Nella risoluzione dell’8 febbraio 2024 il Parlamento Europeo rilevò che Sputnik Serbia e RT Balkan avevano contribuito alla disinformazione contro esponenti dell’opposizione nel 2023. Il rapporto finale ODIHR del 28 febbraio 2024 descrisse una competizione tecnicamente organizzata, ma segnata da vantaggi sistemici del partito di governo, pressione su dipendenti pubblici, abuso di risorse statali e squilibri mediatici. Il confronto con il 2026 permette, pertanto, di individuare continuità nelle condizioni di produzione e amplificazione delle narrazioni, ma non prova, di per sé, l’esistenza di una singola cabina di regia transnazionale, di un Mastermind.[5]

Il confronto storico va letto insieme ai dati più recenti. Quindi, il monitoraggio CRTA sull’intero 2025 osserva un rafforzamento delle narrazioni anti-UE nei media serbi e 411 apparizioni televisive in diretta di Vučić nell’anno. Molti contenuti manipolativi risultano prodotti da testate interne. Ciò descrive uno squilibrio persistente anche quando cambiano le singole tematizzazioni geopolitiche e il tono riservato agli Stati Uniti.[6]

RT Balkan e Sputnik Srbija: nodi di un sistema di rilancio

Sputnik Srbija diffonde contenuti in serbo dal 2015 come articolazione di un gruppo mediatico finanziato dalla Federazione Russa. RT Balkan, versione in serbo della rete RT, è nata come piattaforma multimediale nel novembre 2022. I due operatori occupano, quindi, una posizione riconoscibile all’interno dell’ecosistema informativo filorusso. La valutazione del loro ruolo deve tuttavia essere fondata sulla distinzione tra produzione editoriale, distribuzione su piattaforma e ripubblicazione da terzi.[7]

RT Balkan ha avviato la televisione in lingua serba il 27 dicembre 2024 ed è distribuita anche attraverso le reti di Telekom Srbija, grazie a una licenza REM dell’ottobre 2024. La Commissione Europea ha richiamato l’attenzione sia sull’attività di RT Balkan sia in merito alle carenze della risposta serba alla manipolazione informativa straniera. Occorre precisare, in merito, che in Serbia e principali vulnerablità sono dovute al fatto che tali servizi operano nel quadro autorizzativo locale, così le restrizioni europee sulle emittenti statali russe non equivalgono automaticamente a un divieto applicato dall’ordinamento serbo.[8]

Secondo l’inchiesta RSF del 2024, il meccanismo decisivo è spesso il “riciclaggio informativo”: contenuti inizialmente pubblicati da RT Balkan vengono ripresi, citati e/o riformulati da tabloid e televisioni nazionali, fino a perdere, agli occhi del pubblico, la provenienza originaria. Appare evidente, pertanto, come occorra mappare rispettivamente chi produce, chi rilancia, chi beneficia della diffusione e quali pubblici vengono raggiunti, senza assumere che ogni ripresa sottenda una catena di comando.[9]

Mladić, memoria della guerra e riattivazione delle fratture identitarie

Sebbene la disinformazione sia endemica, nei Balcani come ormai ovunque, va evidenziato come il fenomeno nell’area si sia intensificato già due mesi prima delle elezioni serbe, a fine agosto, quando è morto Ratko Mladić, noto con l’appellativo di “Macellaio di Srebrenica”. Mladić era stato processato e condannato all’ergastolo per genocidio in via definitiva nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia dell’Onu all’Aia, sentenza confermata nel 2021 dal Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali, l’organo giudiziario istituito dalle Nazioni Unite per concludere i lavori dei tribunali internazionali per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda. Il 7 settembre si sono svolti a Belgrado funerali con onori militari, alla presenza di rappresentanti istituzionali e dell’ambasciatore russo; una cerimonia caratterizzata da elementi di sostegno pubblico, tuttavia non automaticamente qualificabile sul piano formale come funerale di Stato. Inoltre, il presidente Vučić non vi ha partecipato.[10]

Un rapporto mensile EDMO del 20 ottobre documenta come morte e funerali abbiano catalizzato narrazioni fuorvianti oltre i confini serbi. In Bosnia ed Erzegovina è circolata la falsa affermazione secondo cui un giudice dell’Aia avrebbe riconosciuto una condanna per genocidio in assenza di prove; la componente della Presidenza bosniaca Željka Cvijanović ha inoltre sostenuto erroneamente che gli attentatori dell’11 settembre disponessero di passaporti bosniaci. Il denominatore comune non è un unico messaggio, bensì il tentativo di distorcere fatti giudiziari e simboli identitari ai fini della delegittimazione dell’altro.[11]

In Croazia è stata diffusa una citazione artefatta, attribuita al presidente USA Donald Trump, secondo cui Mladić sarebbe stato il primo combattente contro l’islamismo in Europa. Il caso mostra come un contenuto falso possa attraversare un confine nazionale e cambiare funzione: dalla glorificazione di un condannato per genocidio alla polarizzazione (pseudo-)religiosa. La qualificazione di falso riguarda la citazione attribuita, non l’esistenza dell’episodio disinformativo, documentato da EDMO.[12]

L’ancoraggio alla campagna elettorale serba

Lo stesso rapporto EDMO riferisce di articoli fuorvianti relativi alle critiche dell’eurodeputato Tonino Picula alla sepoltura di Mladić, come se costituissero la posizione ufficiale della Lista studentesca. Ne derivava l’accusa, non dimostrata, secondo cui «Gli studenti vincono!» volesse imporre alla Serbia la postura e la linea di Bruxelles, nonché rinnegare la propria storia. È una dinamica di trasferimento indebito di paternità politica: una dichiarazione reale viene spostata su un soggetto diverso per generare sfiducia e al contempo una reazione identitaria.[13]

L’allarme degli osservatori: una competizione non paritaria

Le preoccupazioni sul voto non si esauriscono nel fact-checking. Nel rapporto intermedio dell’8 ottobre 2026, CRTA registra intimidazioni, attività di pressione sugli elettori, confusione tra Stato e partito e utilizzo improprio di risorse pubbliche. Secondo tale monitoraggio, un’attività su tre, tra quelle osservate della lista governativa, presentava elementi di abuso o manipolazione delle norme. Ovviamente siamo dinnanzi ai rilievi di un’organizzazione di osservatori indipendenti, non di una sentenza giudiziaria definitiva.[14]

Nelle prime tre settimane di campagna elettorale, secondo CRTA, il servizio pubblico RTS ha riservato l’85% del tempo monitorato agli esponenti delle autorità. La SHARE Foundation ha identificato 130 articoli con rappresentazioni marcatamente negative di CRTA nel periodo primo settembre–4 ottobre. La continuità con le raccomandazioni ODIHR del 2024 conferma l’esigenza di esaminare imprescindibilmente e congiuntamente: ambiente informativo, sicurezza degli osservatori e condizioni materiali della competizione.[15]

Il quadro non autorizza a prevedere l’esito delle urne e/o a dichiarare ex ante una frode elettorale generalizzata. Risulta efficace nel richiedere che alle denunce seguano rigorose indagini volte all’individuazione degli autori, che l’accesso alle fonti sia effettivamente verificabile e che i risultati del voto siano sottoposti a controlli indipendenti. La qualità delle elezioni si valuta su un insieme di garanzie, non soltanto attraverso l contenuto falso di singoli post.[16]

La dimensione cyber-sociale dei Balcani Occidentali

Nella recente ricerca dal titolo How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, pubblicata ad aprile 2026 dall’Institute of Communication Studies (IKS), si segnala la necessità di trattare i “Balcani Occidentali” non come un blocco culturale omogeneo, ma come un attore multidimensionale i cui significati possono divenire oggetto di forti contese e frizioni. Nel lessico EU tale area comprende Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. La ricerca ha analizzato il loro ecosistema cyber-sociale, ossia l’interconnessione tra media, piattaforme, reti di appartenenza, pratiche comunicative e manifestazioni offline.[17]

Dall’analisi emerge che in Serbia molte narrazioni filorusse non agiscono necessariamente contro il governo, ma possono convergere con la delegittimazione del dissenso interno. L’etichetta di “rivoluzione colorata” risulta particolarmente significativa poiché associa studenti, oppositori e osservatori a un complotto straniero, trasformando un confronto/conflitto politico verificabile in un presunto attacco esistenziale alla sovranità nazionale. La convergenza di narrazioni non risulta sufficiente a dimostrare il coordinamento; tuttavia ciò segnala una compatibilità funzionale tra propaganda esterna e interessi politici domestici.[18]

La nozione di “infrastruttura narrativa” è qui più utile di quella di propaganda semplicemente importata: messaggi, cornici identitarie e repertori emotivi vengono prodotti, selezionati, tradotti, rilanciati e normalizzati in circuiti ibridi. Lo studio MEDIWEB dell’ISD, pubblicato nell’edizione 2026 su dati raccolti tra dicembre 2023 e giugno 2024, analizza 31.048 messaggi Telegram, 27.644 post Facebook e 478 video YouTube in quattro Paesi della regione. I suoi risultati descrivono modelli di diffusione, non la regia dei 59 episodi elettorali del 2026.[19]

Si evidenzia, inoltre, la possibilità teorica che Reti Criminali ad Alto Rischio (HRCNs) vengano sfruttate come proxy nell’ambito delle cosiddette minacce Ibride e nella FIMI. Si tratta di un’ipotesi di ricerca utile per definire domande investigative, non di un riscontro dell’impiego effettivodi tali reti nella campagna serba del 2026. Inserirla senza questa cautela significherebbe trasformare una categoria analitica in un’accusa fattuale.[20]

Televisione, piattaforme e vulnerabilità differenziate

La Serbia è il caso più esteso dell’area per dimensione degli utenti, ma le piattaforme non svolgono tutte la medesima funzione: i social possono favorire scoperta e accelerazione emotiva, le applicazioni di messaggistica facilitano passaggi tra comunità, mentre televisioni e portali contribuiscono alla legittimazione pubblica. Nel Digital News Report 2025 il Reuters Institute registra per la Serbia una fiducia complessiva nelle notizie del 27%; la televisione resta centrale per il pubblico più anziano e le fonti online pesano maggiormente tra i giovani. Un’analisi accademica pubblicata nel 2025, basata su un sondaggio di 800 persone, ha inoltre documentato un’elevata riconoscibilità di diverse narrazioni false, non un loro identico livello di credibilità.[21]

Lo spazio linguistico regionale e le catene di ripubblicazione

Le varietà linguistiche reciprocamente comprensibili dell’area serbo-croata e le infrastrutture editoriali transfrontaliere permettono a contenuti originati in Serbia di raggiungere Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Croazia e comunità serbofone in Kosovo. Qui la sovrapposizione tra lingue, repertori culturali e reti di distribuzione può diminuire la percezione di estraneità dei messaggi. Ciò non autorizza però, ancora una volta, a considerare indistintamente tutte le società della regione come recettori passivi, né tantomeno a confondere lo spazio culturale condiviso con un’identità politica unica.[22]

Il passaggio di una narrazione da un sito a un tabloid, quindi a un programma televisivo e infine a una clip sui social, produce una moltiplicazione di contesti di credibilità. La ricerca empirica deve ricostruire cronologia, link, riprese testuali e possibili relazioni fra attori; una somiglianza di lessico o orientamento non costituisce, da sola, prova di eterodirezione straniera.[23]

Dall’online all’offline: polarizzazione, memoria e mobilitazione

Le manifestazioni filorusse svoltesi a Belgrado nel marzo 2022, dopo l’invasione militare russa dell’Ucraina, mostrano che repertori diffusi nella sfera informativa possono trovare espressione in raduni, simboli e appartenenze. Non è però metodologicamente corretto dedurre che una specifica narrazione abbia causato una singola partecipazione individuale: l’osservazione dell’interazione fra online e offline richiede dati ulteriori su organizzatori, percorsi di esposizione e motivazioni.[24]

Occorre, pertanto, fare attenzione alla relazione tra disinformazione, conflitto identitario e possibili processi di radicalizzazione: la ripetizione serializzata di rappresentazioni ostili può rendere più familiari letture estreme dell’avversario, ma polarizzazione e violenza non sono equivalenti e la prima non determina automaticamente la seconda. L’analisi della comunicazione deve dunque incontrare quella della sicurezza pubblica, senza rinunciare alle garanzie democratiche e alla distinzione tra dissenso legittimo e condotte illecite.[25]

L’impatto dell’AI

Anche l’intelligenza artificiale va collocata correttamente: riduce il costo di produzione e variazione dei contenuti, ma non crea da sola autorevolezza, fiducia e/o capacità di mobilitazione. Il rischio maggiore è la sinergia funzionale tra generazione automatizzata e reti umane di rilancio.

Per questo una politica di resilienza richiede protezione dei giornalisti e degli osservatori, indipendenza del regolatore, trasparenza di proprietà e finanziamenti dei media, archivi degli annunci politici, dati accessibili alle ricerche e alfabetizzazione critica, adattata alle diverse età dei soggetti coinvolti.[26]

FIMI ed elezioni: che cosa sappiamo del ruolo della Russia

Il quarto rapporto dell’European External Action Service (EEAS), pubblicato il 12 marzo 2026, tratta la Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI), come attività intenzionale e coordinata potenzialmente lesiva dei processi democratici. Descrive un ruolo crescente del servizio d’intelligence estero russo (SVR) nella diffusione di dichiarazioni false o non suffragate, successivamente amplificate da reti mediatiche. Nel 2025 lo SVR attribuì senza fondamento all’EU e alla NATO presunti piani di destabilizzazione anche della Serbia. Questo è un precedente documentato di narrazione attribuita a un attore statale, ma non può essere prova che lo SVR abbia diretto i falsi contenuti censiti nell’ottobre 2026.[27]

Il rapporto EEAS stima che nel 2026 la spesa russa per media controllati dallo Stato raggiunga 146,3 miliardi di rubli, circa il 7% in più rispetto al 2025. Si tratta di una previsione di bilancio riferita al settore mediatico statale, non di una quantificazione delle risorse destinate alla Serbia, né di un costo specifico per operazioni clandestine. Le proiezioni globali relative ad Artico, Baltico, Africa e America Latina sono importanti per il quadro strategico generale, ma non vanno confuse con evidenze relative alla campagna elettorale serba.[28]

Lo scenario

Da un lato, esiste una minaccia FIMI russa reale e documentata a livello europeo e regionale. Dall’altro, in assenza di prove di tasking, finanziamento, coordinamento operativo e/o infrastrutture informative comuni nei casi esaminati, il monitoraggio del 2026 consente di parlare soprattutto di disinformazione elettorale domestica all’interno di un ambiente permeabile a cornici filorusse. In tale scenario, la priorità analitica è ricostruire l’intera catena cyber-sociale: attori, interessi, messaggi, diffusione, appropriazione locale ed eventuali effetti sulla mobilitazione.[29]

Il caso della Serbia mette in luce quindi un paradosso di sicurezza democratica: gli attori esterni possono trarre vantaggio da un ecosistema che non controllano interamente, mentre gli attori interni possono servirsi di narrazioni geopolitiche senza aver bisogno di ricevere istruzioni esterne.

Ridurre ogni campagna/conflitto a “la mano di Mosca” oscura le responsabilità domestiche, ma negare la FIMI perché mancano prove in un singolo campione oscura il rischio sistemico. L’approccio più solido unisce verifica dei fatti, analisi delle reti, responsabilità istituzionale e tutela del pluralismo.[30]

Note


[1] Republic Electoral Commission, 50th session, 8.10.2026 [https://www.rik.parlament.gov.rs/vest/en/4086/50th-session-of-the-republic-electoral-commission-.php]; Governo della Serbia, dimissioni di Aleksandar Vučić, 27.9.2026 [https://www.srbija.gov.rs/vest/en/288482/president-of-republic-of-serbia-aleksandar-vucic-resigns.php] ↩

[2] FakeNews Tragač / EDMO, Pre-election deceptions (2), 21.10.2026 [https://edmo.eu/publications/pre-election-deceptions-2-the-student-list-is-the-most-frequent-target-of-disinformation/]; Commissione europea, Serbia Report 2025 [https://enlargement.ec.europa.eu/serbia-report-2025_en]; CRTA, Media monitoring 2025, 28.1.2026 [https://crta.rs/en/media_monitoring/media-monitoring/] ↩

[3] FakeNews Tragač / EDMO, Pre-election deceptions (2), 21.10.2026 ; Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024 [https://rsf.org/en/russia-serbia-how-rt-spreads-kremlin-s-propaganda-balkans-despite-eu-sanctions]; Institute for Strategic Dialogue, MEDIWEB, 2026 [https://isdgermany.org/wp-content/uploads/2026/02/Updated_MEDIWEB-Final-Report_Merged-23.02.26-1.pdf]; CRTA, Media monitoring 2025, 28.1.2026 ↩

[4] European Parliamentary Research Service, Russia and the Western Balkans, 2023 [https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_BRI(2023)747096]; Institute for Strategic Dialogue, MEDIWEB, 2026 ↩

[5] OSCE/ODIHR, Serbia: final report, 28.2.2024 [https://odihr.osce.org/odihr/elections/serbia/563502]; Parlamento europeo, Risoluzione sulle elezioni serbe, 8.2.2024 [https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/RC-9-2024-0106_EN.html] ↩

[6] CRTA, Media monitoring 2025, 28.1.2026 ↩

[7] Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024; European Parliamentary Research Service, Russia and the Western Balkans, 2023 ↩

[8] Commissione europea, Serbia Report 2025; Commissione europea, Serbia Report 2026 (52026SC0931) [https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026SC0931] ↩

[9] Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024 ↩

[10] EDMO, Monthly Report n. 4, 20.10.2026 [https://edmo.eu/wp-content/uploads/2026/10/EDMO-Monthly-Report-no.-4-Horizontal.pdf]; Consiglio europeo, Funeral of Ratko Mladić, 8.9.2026 [https://www.consilium.europa.eu/en/european-council/president/x-posts/2026-09-08-091500/] ↩

[11] EDMO, Monthly Report n. 4, 20.10.2026 ↩

[12] EDMO, Monthly Report n. 4, 20.10.2026 ↩

[13] EDMO, Monthly Report n. 4, 20.10.2026 ↩

[14] CRTA, Interim election report, 8.10.2026 [https://crta.rs/en/first-part-of-the-campaign-marked-by-threats-to-citizens-rights-and-freedoms/] ↩

[15] OSCE/ODIHR, Serbia: final report, 28.2.2024 ; CRTA, Interim election report, 8.10.2026 ; SHARE Foundation, CRTA in the Crosshairs, 7.10.2026 [https://sharefoundation.info/en/crta-in-the-crosshairs/] ↩

[16] OSCE/ODIHR, Serbia: final report, 28.2.2024 [; CRTA, Interim election report, 8.10.2026 ↩

[17] A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 [https://cdn.iks.edu.mk/wp-content/uploads/2026/04/how-fimi-fuels-polarisation-and-radicalisation-in-the-western-balkans-en.pdf] ↩

[18] Institute for Strategic Dialogue, MEDIWEB, 2026 ; CRTA, Media monitoring 2025, 28.1.2026 ; CRTA, Interim election report, 8.10.2026; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

[19] Institute for Strategic Dialogue, MEDIWEB, 2026 ; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

[20] CEPOL, A. Antinori, High-Risk Criminal Networks as a Proxy Actor in FIMI [https://www.cepol.europa.eu/research-science-conference-2024-2025/speaker/arije-antinori] ↩

[21] A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026; D. Gruhonjić, S. Janjić e J. Kleut, Reach and dissemination channels, 2025 [https://ojs.srce.hr/index.php/politicke-perspektive/article/view/33259]; Reuters Institute, Digital News Report 2025 – Serbia [https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2025/serbia] ↩

[22] Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024; Institute for Strategic Dialogue, MEDIWEB, 2026 ; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

[23] Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

[24] A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026; European Parliamentary Research Service, Russia and the Western Balkans, 2023 ↩

[25] A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

[26] Commissione europea, Serbia Report 2025 ; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026; Commissione europea, Serbia Report 2026 (52026SC0931) ↩

[27] EEAS, Fourth Annual Report on FIMI Threats, 12.3.2026 [https://www.eeas.europa.eu/eeas/4th-eeas-annual-report-foreign-information-manipulation-and-interference-threats_en] ↩

[28] EEAS, Fourth Annual Report on FIMI Threats, 12.3.2026 ↩

[29] FakeNews Tragač / EDMO, Pre-election deceptions (2), 21.10.2026 [https://edmo.eu/publications/pre-election-deceptions-2-the-student-list-is-the-most-frequent-target-of-disinformation/]; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026; EEAS, Fourth Annual Report on FIMI Threats, 12.3.2026 ↩

[30] Reporters Without Borders, From Russia to Serbia, 2024 ; A. Antinori e J. Nijenhuis, How FIMI Fuels Polarisation and Radicalisation in the Western Balkans, 2026 ↩

FAQ: 5G

Il 5G rappresenta l’insieme delle tecnologie e degli standard di quinta generazione per la telefonia mobile. A differenza delle precedenti generazioni, il 5G non si limita a incrementare la velocità di connessione, ma introduce caratteristiche distintive come velocità eccezionale (circa dieci volte superiore al 4G), ridotta latenza, maggiore larghezza di banda e capacità di operare su un’ampia gamma di frequenze. Introduce anche il concetto di “Network Slicing”, che permette di creare reti virtuali dedicate a specifici servizi, garantendo una qualità personalizzata. Un’altra innovazione è la possibilità di implementare reti private completamente virtualizzate, configurabili per esigenze aziendali specifiche, sia per connessioni fisse che mobili.

Il 5G introduce diverse innovazioni tecnologiche rivoluzionarie. La più rilevante a livello radio è il Massive-MIMO (Multi-Input Multi-Output), che utilizza schiere di antenne con decine o centinaia di elementi per concentrare la potenza irradiata verso specifici terminali e parallelizzare le trasmissioni, aumentando significativamente la velocità di collegamento. Un’altra innovazione è l’utilizzo delle bande di frequenze delle onde millimetriche, con circa 1 GHz di spettro intorno alla frequenza dei 26 GHz, che consente di sfruttare porzioni molto ampie dello spettro radio. Il 5G supporta anche il network slicing, che permette di creare reti virtuali dedicate su un’unica infrastruttura fisica, personalizzando le risorse di rete per diverse applicazioni.

L’implementazione del 5G in Italia ha seguito un percorso strutturato in diverse fasi. Nel periodo 2016-2017 è iniziata la fase preparatoria con studi e test preliminari. Nel marzo 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha avviato sperimentazioni in cinque città italiane: Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera. Nell’ottobre 2018 si è tenuta l’asta per le frequenze 5G, che ha raccolto 6,5 miliardi di euro, assegnando le frequenze a operatori come TIM, Vodafone, Wind Tre e Iliad. Nel 2019 è avvenuto il lancio commerciale dei servizi 5G in alcune città italiane, seguito nel 2020-2021 dall’espansione della copertura. Nel 2022-2023 il 5G si è consolidato, estendendosi a centri minori e aree rurali, supportato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che ha destinato 6,7 miliardi di euro alla Strategia italiana per la Banda Ultralarga.

In Italia, gli operatori che offrono servizi 5G sono TIM, Fastweb (compresa Sky Mobile), Vodafone Italia (acquisita da Fastweb a marzo), Iliad, Windtre e Linkem. Secondo i dati dell’indice DESI 2022 e GSMA Intelligence, la copertura del 5G in Italia oscilla tra il 96% e il 99,7% della popolazione, posizionando il paese come quello con la maggiore copertura 5G in Europa. Tuttavia, questa copertura è principalmente frutto del Dynamic Spectrum Sharing, che permette lo sfruttamento dello spettro di frequenze del 4G anche per il 5G. Se si considera solo la copertura 5G Non Stand Alone (NSA), a fine 2021 l’Italia si posizionava tra gli ultimi paesi in Europa con il 7,3%, sebbene nel 2022 gli investimenti degli operatori abbiano aumentato dell’80% la copertura della popolazione in NSA rispetto all’anno precedente.

Il 5G sta trasformando diversi settori industriali grazie alle sue caratteristiche avanzate. Nel settore manifatturiero, abilita l’Industria 5.0 e lo Smart Manufacturing, ottimizzando costi e incrementando produttività attraverso l’automazione avanzata delle fabbriche e la comunicazione tra macchine. Le applicazioni includono sicurezza dei lavoratori, monitoraggio dei processi e automazione delle operazioni di controllo. Ad esempio, Tesla ha implementato una rete privata 5G nella sua Gigafactory di Berlino per ridurre i costi e aumentare l’automazione, facilitando la comunicazione real-time Machine-2-Machine e l’automazione della gestione del magazzino. In Italia, aziende come SNAM e Solvay hanno avviato progetti significativi nei settori energetico e manifatturiero, dimostrando il potenziale trasformativo di questa tecnologia.

Nel settore sanitario, il 5G sta rivoluzionando la telemedicina e i servizi medici avanzati. Consente il monitoraggio remoto dei pazienti, visite specialistiche a distanza e interventi di telechirurgia, particolarmente utili per pazienti impossibilitati a spostarsi per motivi anagrafici o clinici. Secondo uno studio di Accenture, il 5G in sanità può ridurre del 16% i costi ospedalieri grazie al monitoraggio da remoto. Un esempio concreto è avvenuto a Bari nel settembre 2023, dove è stato realizzato il primo intervento di telechirurgia al mondo abilitato dal 5G. Il direttore del dipartimento di oculistica del Policlinico ha teleguidato un laser per un’operazione chirurgica da remoto, senza necessità di incontro fisico con il paziente, grazie a un sistema di visione 3D ad elevata definizione. Inoltre, una sanità moderna necessita di una copertura di rete 5G stabile e veloce per rendere le strutture ospedaliere realmente interconnesse e digitali, in grado di erogare servizi avanzati basati anche sull’Internet of Things (IoT).

Il 5G sta trasformando il settore della mobilità e dei trasporti attraverso diverse applicazioni innovative. Un esempio significativo è il progetto 5G-CARMEN, che ha sperimentato lungo il corridoio del Brennero nuove modalità di guida autonoma utilizzando la tecnologia C-V2X (Cellular Vehicle-to-Everything) e la rete 5G. Il progetto ha dimostrato manovre di cambio corsia cooperativa e un maggiore controllo dell’auto in corsia grazie agli scambi di dati su piattaforme edge. Dal dicembre 2022, TIM e Google Cloud hanno lanciato la prima piattaforma in Italia dedicata alla smart mobility su tecnologia edge cloud 5G, che consente lo sviluppo di nuove applicazioni per auto connesse e trasporto intelligente, testando soluzioni per veicoli a guida autonoma e assistita a Bologna e Modena. Inoltre, il progetto transfrontaliero 5G-Carme ha sperimentato servizi di guida autonoma e assistita basati sulla rete 5G lungo il tratto autostradale fra Italia, Austria e Germania, garantendo continuità di servizio per gli automobilisti in roaming internazionale.

Una rete privata 5G è un’infrastruttura di rete dedicata che utilizza la tecnologia 5G per fornire connettività wireless ad alta velocità e bassa latenza all’interno di un’area specifica, come un campus universitario, uno stabilimento industriale o un ospedale. Le reti private 5G offrono alle aziende numerosi vantaggi, tra cui maggiore affidabilità, privacy dei dati e performance elevate anche in zone con copertura geografica limitata. Permettono di ottimizzare i costi di infrastruttura: ad esempio, CJ Logistics in Corea del Sud è passata da 300 access point Wi-Fi a sole 6 unità radio integrate e 22 small cells, riducendo del 15% il costo di investimento e aumentando del 20% la produttività. Inoltre, queste reti rappresentano una leva importante per rivoluzionare i processi aziendali interni e abilitare applicazioni difficilmente realizzabili con altre tecnologie di connettività, come la comunicazione real-time tra dispositivi, l’automazione dei sistemi di trasporto e lo sviluppo di flotte di veicoli autonomi.

Nonostante i progressi, la diffusione del 5G in Italia affronta diverse sfide. Fino ad aprile 2024, uno dei principali ostacoli era il limite alle emissioni elettromagnetiche, risolto parzialmente con la legge 214/2023 che ha innalzato i limiti da 6 a 15 volt per metro, ancora molto al di sotto dei 61 V/m raccomandati dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. Persistono problemi strutturali come oneri amministrativi e burocratici, difficoltà nei permessi di costruzione e l’inflazione che ha aumentato i costi. Per quanto riguarda le reti private 5G, gli ostacoli principali includono i costi elevati di implementazione, la mancanza di armonizzazione dello spettro radio tra i diversi paesi (che limita la scalabilità globale), e la reticenza delle aziende ad abbandonare tecnologie consolidate come il Wi-Fi. Inoltre, la copertura del 5G in banda media in Europa è solo al 30%, un dato preoccupante per la competitività delle imprese poiché è proprio questa banda a offrire l’esperienza d’uso completa e differenziante che il 5G può garantire.

Il 5G ha significative implicazioni geopolitiche, diventando uno strumento di influenza e competizione tra potenze globali. La Cina sta utilizzando la tecnologia 5G come leva strategica per consolidare la propria influenza globale, sfidando il predominio degli Stati Uniti attraverso iniziative come la “Digital Silk Road” e “Made in China 2025”. La strategia cinese mira a creare un nuovo ecosistema digitale globalizzato mediante lo sviluppo di infrastrutture sovrane che consentano la diretta supervisione dello Stato nella gestione degli standard tecnici. La Cina ha installato quasi 3 milioni di stazioni base 5G nelle principali aree urbane e conta più di 600 milioni di utilizzatori, rafforzando partnership strategiche soprattutto in Africa e Medio Oriente. In risposta, gli Stati Uniti hanno considerato la rete 5G una “priorità nazionale” per impedire il predominio cinese e proteggere la propria sicurezza nazionale. La corsa alla tecnologia 5G rappresenta quindi non solo una competizione tecnologica ma anche una battaglia per il controllo degli standard globali e dell’infrastruttura digitale del futuro.

L’avvento del 5G sta trasformando radicalmente i modelli di business delle compagnie di telecomunicazioni, permettendo loro di evolversi da semplici fornitori di connettività a fornitori di piattaforme abilitanti. Il 5G consente alle telco di diversificarsi oltre la connettività tradizionale grazie a caratteristiche come il network slicing, la latenza ultrabassa e le capacità di sicurezza avanzate, che permettono di alimentare fabbriche intelligenti, ecosistemi IoT e innovazione intersettoriale. Secondo un rapporto della GSMA, entro il 2026 il 5G supererà il 4G come tecnologia dominante in Europa, con una copertura che raggiungerà il 90% della popolazione entro il 2030. Le telco possono ora offrire una piattaforma con funzioni di rete di base, API e strumenti di sviluppo, consentendo alle aziende di creare e distribuire applicazioni innovative sulla rete 5G. Questo crea un ecosistema in cui le telecomunicazioni diventano abilitatori dell’innovazione, conquistando una parte della catena del valore che va oltre la semplice connettività. Inoltre, il 5G standalone permette agli operatori di monetizzare su una gamma di servizi innovativi, come dimostrato da uno studio Ericsson sul centro di Madrid, dove un operatore first mover potrebbe intercettare ricavi differenziali di oltre 100 milioni di euro con un payback sull’investimento di due anni e mezzo.

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