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L’European Media Freedom Act (EMFA) ha ricevuto il via libera dal Parlamento Europeo



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Pubblicato il 5 ott 2023

Carolina Polito

Ph.D. Candidate LUISS Guido Carli






Il 3 di ottobre 2023, l’European Media Freedom Act (EMFA) ha ricevuto il via libera dal Parlamento Europeo. Tuttavia, per completare il processo legislativo, il testo deve ancora essere esaminato dal Consiglio, con una data prevista per il 18 ottobre 2023. L’EMFA impone ai Paesi dell’UE l’onere di assicurare la pluralità dei media e di proteggerli da interferenze governative, politiche, economiche o private. Esattamente 16 anni dopo lo scandalo Wikileaks del 4 ottobre 2006, che ha sconvolto l’informazione occidentale rivelando notizie e contenuti riservati del Pentagono, l’approvazione dell’EMFA rappresenta un progresso significativo. Tuttavia, l’articolo 4 del testo legislativo contiene potenziali insidie: gli Stati membri non potranno “installare spyware in qualsiasi dispositivo o macchina utilizzata dai fornitori di servizi di media o dai loro familiari o dipendenti” a meno che non sia giustificato da motivi di sicurezza nazionale. In termini pratici, ciò significa che i malware noti come trojan horses possono essere installati nei dispositivi dei giornalisti se necessario per la sicurezza nazionale. Questo passaggio è fondamentale: indica che anche un giornalista come Julian Assange può essere intercettato. L’approvazione dell’EMFA con un testo che anticipa la possibilità di intercettare i giornalisti sembra collegata all’esigenza politica di “controllare” le prossime elezioni europee, proteggendo gli elettori da pericolose intrusioni di disinformazione e propaganda ostili. La preoccupazione per la trasparenza dei servizi è evidente anche nel comunicato stampa della Commissione Europea sul secondo rapporto fornito dalle big tech, che elogia il miglioramento delle piattaforme nel rendere trasparenti i dati relativi ai propri interventi. Google sostiene di aver bloccato 31 milioni di euro in pubblicità destinati a soggetti implicati nella disinformazione, mentre TikTok ha riferito che circa il 30% degli utenti blocca la condivisione dei contenuti etichettati come “non verificati”. YouTube ha chiuso 411 canali e 10 blog legati all’Internet Research Agency (IRA) sponsorizzata dalla Federazione russa solo tra gennaio e aprile 2023. In conclusione, l’ansia da prestazione elettorale è chiaramente visibile nel comunicato stampa della Commissione. C’è un aumento delle aspettative sui controlli e sulla richiesta di dati raffinati e statistiche precise da parte delle big tech. Tuttavia, c’è il rischio concreto che i social diventino delle succursali della Commissione europea, piuttosto che piattaforme che offrono servizi.

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