Identità digitale

Identità digitale: da SPID e CIE al wallet europeo, cosa cambia per cittadini e PA


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L’identità digitale è diventata la porta d’accesso a quasi tutti i servizi pubblici online: dalla dichiarazione dei redditi precompilata al fascicolo sanitario elettronico, fino alle iscrizioni scolastiche e ai bonus. In Italia milioni di cittadini usano ogni giorno SPID o la Carta d’identità elettronica, e il numero di access

Pubblicato il 27 ott 2026

Alberto Rimedio

Giornalista sportivo



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L’identità digitale è diventata la porta d’accesso a quasi tutti i servizi pubblici online: dalla dichiarazione dei redditi precompilata al fascicolo sanitario elettronico, fino alle iscrizioni scolastiche e ai bonus. In Italia milioni di cittadini usano ogni giorno SPID o la Carta d’identità elettronica, e il numero di accessi cresce di anno in anno.

Il quadro però sta cambiando. Con la revisione del regolamento eIDAS, l’Unione europea ha introdotto il portafoglio europeo di identità digitale, che ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione dei cittadini.

SPID e CIE, due strade verso lo stesso obiettivo

SPID si basa su gestori privati accreditati che rilasciano le credenziali, mentre la CIE è un documento emesso dallo Stato con un chip che permette l’autenticazione tramite smartphone o lettore. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato sulla sostenibilità economica di SPID per i gestori e sull’ipotesi di puntare sempre più sulla CIE come strumento principale.

Il wallet europeo e l’IT Wallet

Il portafoglio europeo non serve solo ad autenticarsi: permette di conservare sul telefono documenti e attestati verificabili, come patente, tessera sanitaria, titoli di studio e certificati, e di condividerli in modo selettivo. Il cittadino può dimostrare di essere maggiorenne senza rivelare la data di nascita, oppure presentare un titolo di studio senza inviare copie cartacee.

L’Italia ha avviato la sua implementazione con l’IT Wallet, integrato nell’app IO, che ha iniziato a ospitare le versioni digitali di alcuni documenti.

Le sfide per la pubblica amministrazione

Per le amministrazioni il passaggio richiede di aggiornare i sistemi di accesso ai servizi e di accettare le nuove credenziali europee accanto a SPID e CIE. Servono investimenti tecnologici, ma anche competenze e una revisione dei processi: non basta digitalizzare il modulo, bisogna ripensare il servizio partendo dai dati che il cittadino può già fornire in forma verificata.

Restano aperti i temi della sicurezza, della protezione dei dati personali e dell’inclusione digitale, perché chi non ha uno smartphone o le competenze per usarlo non resti escluso dai servizi.

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